- Lyrics
- Considerazione
- 1) “Il paese” e “la colomba” = una pace idealizzata, poi spezzata
- 2) “Non sono colpevole”, eppure la mente crolla
- 3) La parte rap = la voce del realismo brutale (comandante/società/critico interiore)
- 4) “Continuare a danzare” = combattere, resistere, aggrapparsi alla propria identità
- 5) Dal lutto personale al lutto collettivo
- 6) “La La La” = preghiera, ninna nanna, dissociazione
Lyrics
The country I love—
I love its innocent people.
Such a rich and beautiful land,
I love everyone there.
Whenever I wake up in the morning,
a dove is holding something in its beak.
Peaceful days just keep going on.
Do I have to say goodbye to memories like that?
Even though all I do is wish for peace—
I’ve never committed any crime.
Unease, fear, rage, madness;
suffocation, nausea, gloom, despair.
Won’t you listen to my wish?
What is it you want from me?
You’re immature.
What are you scared of now?
I don’t care if your enemies suck or if you want peace.
You have to deal with the reality of what’s happening right now.
Do your best.
Even if you have to lay down your life,
to make that memory of yours come back to life again.
You fight for those you love.
You fight for those you love.
You purify all your emotions. And just do your duty.
I feel guilty about doing my duty.
それでも踊り続けるしかない
命尽きるまで
あたしと踊りたい奴はかかってきなさい
これはあの記憶を取り戻すためのストーリー
愛する家族よ
愛する民よ
みんなどこかへいってしまったのかな?
あたしはここにいるよ
まだ踊り続けているよ
やっと分かったわ
あたしのやるべき事が
La La La La La La
La La La La La La
La La La La La La
La La La La La La
ああ、記憶が甦るわ
なつかしくて楽しかった日々
この記憶は永遠に失わない
蹂躙されても
Considerazione
Questo testo sembra raccontare, dal punto di vista di una ragazza, il divario tra il ricordo di una quotidianità pacifica e la realtà violenta che la sostituisce. Il nucleo emotivo è l’ingiustizia: la narratrice sostiene di non aver “mai commesso alcun crimine”, eppure è costretta a dire addio alla vita che amava, trascinata dentro paura, rabbia e disperazione.
1) “Il paese” e “la colomba” = una pace idealizzata, poi spezzata
L’inizio celebra la patria amata e “la gente innocente”, più come una dichiarazione di voler difendere la vita ordinaria che come un messaggio politico. La colomba—simbolo tipico di pace—“tiene qualcosa nel becco” e questa vaghezza è inquietante: potrebbe essere un ramoscello d’ulivo, ma anche un ordine, un presagio, o la scintilla di una catastrofe. La frase “i giorni tranquilli continuano” viene subito ribaltata da “Devo davvero dire addio a quei ricordi?”, evidenziando una frattura improvvisa.
2) “Non sono colpevole”, eppure la mente crolla
L’elenco di parole—ansia, paura, rabbia, follia; soffocamento, nausea, malinconia, disperazione—somiglia a un sovraccarico emotivo, quasi clinico: i sintomi prendono il posto della narrazione. È una forma di trauma: quando la realtà diventa insostenibile, il linguaggio si frantuma in sensazioni pure.
3) La parte rap = la voce del realismo brutale (comandante/società/critico interiore)
La sezione rap funge da voce confrontativa che respinge il desiderio di pace della narratrice:
- Affronta ciò che sta succedendo adesso.
- Fai il tuo dovere—anche a costo della vita—per far “tornare in vita” quel ricordo.
Può essere letta come un’autorità esterna (comando militare, ideologia di guerra) o come un meccanismo interno di sopravvivenza: una parte fredda e dura del sé che prende il controllo. “Purifica le emozioni” è particolarmente gelido: un invito a recidere l’empatia e procedere.
4) “Continuare a danzare” = combattere, resistere, aggrapparsi alla propria identità
“Eppure devo continuare a danzare… fino a esaurire la vita” trasforma la “danza” in metafora di combattimento/missione/performance forzata. La danza di solito evoca libertà o festa, qui invece diventa costrizione—ma anche un modo per preservare un margine di volontà. “Chi vuole danzare con me, si faccia avanti” è allo stesso tempo una sfida ai nemici e una dichiarazione: non mi farò divorare dalla paura.
5) Dal lutto personale al lutto collettivo
Quando invoca “la mia famiglia amata” e “la mia gente amata”, il dolore si espande dalla tragedia privata alla devastazione della comunità. “Ora finalmente ho capito cosa devo fare” suona come accettazione—ma resta ambiguo se sia emancipazione o rassegnazione a un ruolo imposto dalla guerra.
6) “La La La” = preghiera, ninna nanna, dissociazione
Il ritornello senza parole può sembrare un lamento, una ninna nanna, o il momento in cui il dolore non può più essere detto. Il finale—ricordi che riaffiorano, che non andranno mai persi, “anche se calpestati”—diventa una resistenza ultima: se tutto il resto può essere distrutto, la memoria è l’ultimo territorio che non può essere conquistato. Ma lascia intravedere anche il prezzo: vivere aggrappandosi al passato quando il presente è insopportabile.


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